Archivi categoria: Libro in Atti – Una Ragazza Fantastica

Una Ragazza Fantastica è un racconto fantastico che parte dalla realtà, da una storia vera.
Un libro in atti.
di Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 17 –

Standard
 di Onemarishow

di Onemarishow

 

Una Ragazza Fantastica – Atto 17 – 

Le Amiche

Dopo, non so più quante sere trascorse chiusa in casa a lume di candela, questa sera  esco.

Esco con le mie amiche.

Dovrei essere contenta, ma già prevedo consigli e suggerimenti su come sopravvivere alla mia nuova condizione…

Ci vediamo a casa di Ludo, niente ristoranti. Causa la mia nuova vita da sfaccendata, quindi povera, han deciso di non andare a mangiare fuori e spender soldi.

Ludo cucinerà una pasta più o meno in bianco con qualcosa sopra che dia un tocco di colore, ma vi prego è bandita la parola sapore. So bene che non è per mangiare che ci vediamo quindi qualsiasi cosa va bene, anche i primi di Ludo.

Appuntamento alle nove. Io alle sette e trenta esco di casa, ho voglia di andarci a piedi e infatti arrivo con un po’ di ritardo. Durante la lunga camminata mi auguro che una delle cinque non ci sia, così abbiamo motivo di parlare dell’assente di turno, solitamente appena manca qualcuna ci divertiamo a parlarne, spesso male, ma non per cattiveria, perché ci si diverte… e prego che ci sia Gigi, così solleva la serata con i suoi argomenti frivoli.

E se proprio ci siamo tutte, mi auguro che a qualcuna sia successo qualcosa di grave tipo tinta sbagliata di mezza tonalità di colore, manicure venuta male, o ancora meglio messaggi di watsapp da interpretare così faremo mezzanotte e oltre, quando ormai il sonno coglie tutte e torniamo ognuno a casa propria.

Ho indossato dei jeans e una maglietta bianca, spero si accorgano che sono dimagrita, Gigi sicuramente lo noterà non gli sfugge mai nulla.

Quando arrivo sono già lì. Tutte sedute, tutte, non manca nessuno c’è anche Gigi che di solito arriva per il dolce.

Appena in casa neanche il tempo di posare la borsa e togliermi la giacca, in coro e monocorde mi chiedono:

–      ciao, come stai?

–      come va?

–      allora? tutto bene?

–      ti senti meglio?

–      stai facendo qualcosa?

Oddio, mi sembra di essere in una riunione di alcolisti anonimi o qualcosa del genere, manca solo che ora mi fan sedere al centro e a turno ripetiamo il nome giusto per vedere se ho perso anche la memoria, oltre al lavoro…

Capisco subito che purtroppo non c’è nessuna tragedia, a Lara il parrucchiere di turno non ha sbagliato la gradazione di biondo, peccato sarebbe stata la tragedia che poteva catalizzare tutta la serata, Lola non è in pre-ciclo e quindi non ci ripeterà ad oltranza che tra ieri sera e stamattina è aumentata di dieci chili, insomma  non vedevano l’ora che arrivassi.

Ludo la padrona di casa, mi viene incontro e abbracciandomi urla

–      dai tesoro levati quella giacca e mettiti seduta, questa sera pensiamo noi a te.

È l’inizio della fine, la mia fine!

Lia incalza

–      lavori in vista niente immagino,

Ludo aggiunge subito

–      ma stai almeno cercando qualcosa? stai inviando il tuo CV? Mandamelo via mail domani, così vediamo se funziona se ha il giusto appeal, se è scritto bene, sai basta una virgola e ti giochi una possibile carriera…

Le guardo e un po’ mi viene da ridere. Rispondo che non ho ancora messo mani al CV e quindi non l’ho inviato da nessuna parte;

Il coro da stadio non si fa attendere,

–      noooooo

–      ma cosa aspetti era la prima cosa da fare,

–      allora da più di una settimana a casa cosa stai facendo, come trascorri le giornate, noi che pensavamo che questa sera ci avresti già comunicato di un nuovo lavoro e invece non hai ancora aperto il tuo curriculum.

–      Sei sicura di star bene? Guarda che perdere il lavoro è una cosa seria

rispondo sovra pensiero e un po’ smarrita

–      no ho perso un braccio o una gamba, al momento ho perso solo il lavoro.

Mi guardano allibite e un po’ deluse, ci conosciamo bene e so che si aspettano il momento lacrima e disperazione, ma pur volendo accontentarle non riesco proprio a far uscire una lacrima, ho talmente pianto nei giorni precedenti che le ho esaurite tutte.

Ovviamente nessuno nota che sto dimagrendo, confidavo nell’occhio attento di Gigi, ero sicura lui lo avrebbe notato, ma niente.

Dopo un breve silenzio, non vedendo lacrime Lea attacca

–      ma sai almeno cosa vuoi fare?

Lara, con il suo stress fin dentro le ossa, interviene senza darmi il tempo di capire la domanda

–      beh non mi sembra il caso di pensare troppo a cosa le piace fare, siamo in uno stato di emergenza deve fare  la prima cosa che capita, tu – rivolgendosi a Lea – ti piace quello che fai?

Grande Lara, tutti puntiamo Lea, con il pensiero comune: dai Lea raccontaci di quanto sei disperata e infelice.

Lea lavora in uno studio di notai, tutti molto anziani, in un ufficio in centro molto grande con le pareti grigie, tavoli e armadi grigi, sedie giganti di finta pelle, almeno la sua è in finta pelle, finestre enormi con tende che un tempo erano bianche, ma ormai grigie perché non vengono mai lavate. Abbiamo sempre pensato che il lavoro di Lea sia il peggio che possa capitarti nella vita; ma lei tutte le volte, e anche questa volta non da nessuna soddisfazione

–      certo che mi piace, mi pagano bene e mi trattano da signora.

Ci guardiamo tutte complici e sadiche, come solo le amiche possono essere tra loro,  sappiamo bene che la sottopagano e soprattutto non la trattano affatto da signora, anzi; le mogli dei notai, le vere signore della situazione, o almeno così credono, la chiamano a tutte le ore del giorno, anche nei fine settimana per farsi ricordare a che ora devono prendere la compressa per la pressione alta, cosa devono fare e quando, che serata devono presenziare, dove si svolge il pranzo per l’inaugurazione di ogni genere di cose, e poi prenota le visite e gli esami clinici dei familiari dei notai fino alla terza generazione, prenota parrucchiere e centri spa, spedisce cartoline di auguri e fiori alle amiche delle amiche Signore bene della città e tanto altro.

Lei si ostina a dire che è un lavoro favoloso, le piace e insiste a dire che la pagano bene, ovvero scatti di anzianità a parte guadagna mille euro al mese, però è assunta a tempo indeterminato con tredicesima e quattordicesima e durante Natale e Pasqua porta a casa quintali di pandoro e panettoni  e uova di cioccolata da sfamare mezza Africa.

Vista l’età dei notai e delle moglie il diabete la fa da padrone e quindi tutto ciò che è dolce diventa automaticamente di Lea. Per fortuna questa sera non ha portato nulla, solitamente tira fuori panettoni, pandoro e uova di cioccolato anche nel mese di agosto.

Ma, ahimè non vogliono parlare di Lea questa sera…  infatti Ludo interviene

–      non mi sembra il caso di parlare di Lea che un lavoro ce l’ha, per quanto possa non piacerle

 Lea vorrebbe intervenire, ma Lara parla più velocemente

–      giusto Ludo, questa sera dobbiamo risolvere il caso della disoccupata;

Penso di svenire ma resto vigile, mi chiamano “la disoccupata” quindi tra di loro  parlano di me e questo lo sapevo, ma non mi chiamano più per nome, dicono “la disoccupata”.

Con tono un po’ duro, dico che preferire sfaccendata anziché disoccupata.

Mi guardano. Silenzio.

Lola insegnante della scuola elementare, ma odia i bambini, ed è di sinistra estrema, la leggenda dei comunisti che si mangiavano i bambini forse non era proprio inventata, tira fuori la maestra che vive in conflitto dentro di se e puntualizza subito

tesoro chiamiamo le cose con il proprio nome. Sei una disoccupata, ovvero sei nella condizione di mancanza di un lavoro per una persona in età da lavoro. Cambiare nome alle cose non risolve il problema.

Wow si è letta la descrizione sul dizionario prima di uscire di casa, iena.

Ludo, la filosofa del gruppo, lavora in università e la pagano una miseria, ma la sua cara e ricca nonnina novantenne, che lei si augura viva in eterno, le da la paghetta mensile, oltre ad averle dato la casa dove vive, interviene con una citazione;

Ludo è nota per parlare con parole di altri, filosofi, scrittori, poeti, drammaturghi, mai una volta che dica qualcosa di suo; ecco che per l’occasione scomoda William Shakespeare:

– “Cosa c’è in un nome? Quel che chiamiamo rosa anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe sempre lo stesso dolce profumo.”

Tutte ovviamente la guardiamo in attesa che ci spieghi cosa vuole dirci realmente;

– Voglio dire – Ludo inizia a parlare dicendo sempre “voglio dire”

 che il tuo caso non è per niente come una rosa tesoro e quindi è giusto quello che dice Lola, le cose devi chiamarle con il proprio nome. Sei nella condizione drammatica di disoccupata, devi fartene una ragione “non c’è peggior cieco di chi non vuol guardare”

Voilà altra frase fatta.

Non riesco a controbattere, le conosco bene e questa sera sono proprio agguerrite hanno bisogno di scaricare nervi e tensioni e quindi non ho via di scampo se non fingermi improvvisamente malata e farmi accompagnare in un Pronto soccorso, ma alimenterei solo il loro voyeurismo.

Questa sera anche la tivvù langue, la maggior parte dei reality sono finiti, ci sono solo io e il mio dramma e per fortuna si sono concentrate solo sulla questione lavoro… probabilmente il resto lo hanno rimosso, spero…

Si inizia ad apparecchiare, il primo tutto colore e niente sapore di Ludo è quasi pronto, la fame d’ansia alle stelle, sono tutte in piedi intorno al tavolo sgranocchiano patatine, pane, salami vari e tutto ciò che di commestibile trovano davanti per riempire il vuoto.

Io per fortuna ne approfitto per recuperare le forze e ora che tutti hanno abbandonato il divano sfondato mi siedo e sprofondo nel silenzio… nessuno dice niente… mi scrutano senza farsi notare, mentre masticano voracemente …

Una Ragazza Fantastica – Atto 18 – coming soon!!!

 

di Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 16 –

Standard
di Onemarishow

di Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 16 – 

Vitamine 

I giorni da sfaccendata, oggi penso che sfaccendata suoni meglio di disoccupata, passano lentamente, riesco a percepire il passaggio da una stagione all’altra cogliendo ogni minima sfumatura e temperatura, ecco il bello di non avere nulla da fare.

Questa mattina mi sono svegliata con un desiderio-intuizione, ho bisogno di assumere delle vitamine per rallegrare, in qualche modo, le mie sinapsi.

Dopo doccia e due ore per decidere cosa mettermi riesco ad uscire di casa.

Quando non fa caldo, ma non fa più freddo vestirsi non è semplice.

Dicevo, dopo due ore davanti l’armadio sono pronta. Esco e mi dirigo verso il mio erborista di fiducia.

Esposto il problema, l’erborista annuisce, mi guarda come uno che ha capito ed è lì solo per aiutare me. Prontamente mi rifila subito venti fialette di intrugli miracolosi dal sapore improponibile da mandar giù ogni mattina, per venti giorni.

Cura eventualmente da ripetere se l’allegria non mi porta via.

Conquistata la preda, ma non ci voleva molto, aggiunge un po’ del suo sapere alle chiacchiere di cortesia e mi rassicura dicendo che il cambio di stagione, cambio orario e lo stress da lavoro provocano momenti di spossatezza e mancanza di energie.

Già, lo stress da lavoro soprattutto, non ho un lavoro ma l’erborista di fiducia questo non lo sa e poi, dormo regolarmente, esco pochissimo, vado solo in palestra con le mie nuove amiche nonnine facendo attività che non mi fanno neanche sudare, comunque annuisco, facendo intendere che ha sicuramente ragione.

Pago con i pochi soldi rimasti, pur sapendo che delle venti fialette ne berrò al massimo due e le altre diciotto rimarranno per sempre nella dispensa in ottima compagnia di altri miracolosi elisir di lunga e snella vita.

Pur consapevole di questo e pur consapevole di non avere i soldi per questo tipo di colpi di testa, allegramente ho digitato le 5 cifre del lettore bancomat e ogni mio desiderio si è avverato.

Non è proprio il top dei miei desideri, ma questa mattina avevo questo, bisogna riconoscere che i desideri qualche volta si adattano alle disponibilità.  Non sempre, ma qualche volta si.

Saluto soddisfatta e  sorridente il mio erborista,  che non capisce questa mia improvvisa gioia… gli uomini e lo shopping, non potranno mai capire.

Mentre sto  varcando la soglia per uscire, un dubbio atroce mi assale e mi blocca, lentamente con movenze da gatta appena puntata da un cane rabbioso, rimetto dentro il piede e dolcemente accompagno la porta chiudendola alle mie spalle, l’erborista ora è ancora più stupito.

Mi avvicino al banco, mi sporgo verso di lui ed in silenzio, ma con tono deciso:

‹per caso queste fiale fanno venire o aumentare l’appetito?›

Il dubbio a mio parere è legittimo, ultimamente pranzo e cena non so cosa siano e non vorrei che l’intruglio miracoloso faccia veramente il miracolo, anche perché dovrei aumentare il budget settimanale della spesa di alimenti e le disponibilità economiche sono minime.

L’erborista mi guarda perplesso, impiega qualche secondo per rispondermi, ma alla fine risponde.

‹NO. Assolutamente no, non fanno aumentare l’appetito – consapevole del soggetto che le sta di fronte aggiunge – vai tranquilla,  non ti fanno ingrassare.›

Faccio un lungo sospiro di sollievo e sorrido nuovamente. L’erborista a questo punto pensa che sia folle, non importa.

L’unica nota positiva del mio tragico momento e la mancanza di appetito e preferirei sfruttare questa sofferenza almeno per vedermi sparire quei chili in più, sarò pure senza lavoro, ma almeno magra.

 di Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 15 –

Standard
di Onemarishow

di Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 15 –

Un lungo lunedì

Eravamo rimasti: “…nessun impegno, nessuna fretta, nessun orario da rispettare e mi sento persa non riesco neanche ad andare in bagno”

Raccolgo le forze e mi avvio in bagno, la doccia mi farà riprendere. Uscendo dal bagno si accende una lampadina, ecco cosa potrei fare, di fronte a me sul frigo c’è il programma dei corsi in palestra.

Sono iscritta in una delle palestre più in della città, potrei cominciare a frequentarla visto che l’ho pagata. In un lampo sono pronta con tuta, scarpette e borsa, senza pensare sono sulle scale e in pochi minuti arrivo in palestra.

Appena dentro noto con stupore che alle otto del mattino la palestra è come la metropolitana, una folla di persone in continuo movimento, ma fermi sul posto che sprigionano una abbondante traspirazione, segno di una fatica non richiesta, inutile.

Forma fisica e apparenza devono essere proprio importanti al giorno d’oggi.

Passo in spogliatoio poso la borsa prendo l’asciugamano, l’acqua e risalgo, non ho molta voglia di mettermi a correre fissando una parete bianca o una vetrata che da su un triste cortile, ne di pedalare come una dannata su una bici senza ruote, tanto meno di alzare ed abbassare pesi senza uno scopo ben preciso.

Controllo la bacheca il primo corso è alle otto e trenta, cioè tra poco; Mi siedo su un divanetto bianco e aspetto e mentre aspetto osservo la folla sudata che corre e pedala senza andare da nessuna parte, chissà a che ora sono arrivati, magari come me anche loro sono inoccupati, vittime delle stagiste che lavorano gratis, o sono ricchi e amano bruciare i grassi piuttosto che bruciare i soldi in giro per il mondo…

Otto e trenta si inizia.

Entro nella sala due e vengo fulminata con lo sguardo dalle persone che sono già pronte sul tappetino con calzini colorati; Guardo smarrita la platea, età media settanta, capelli sale e pepe, avvolte in tute ginniche ultra fashion.

Mi danno il buongiorno, ricambio con una espressione senza espressione, vederle tutte supine mi rincuora, perché intuisco che in questo corso non si deve saltare sul posto, o almeno lo spero.

‹ E’ la prima volta? niente lavoro oggi? 

Sorrido senza rispondere, lasciando intendere che sì è la prima volta e sono in vacanza. Per fortuna arriva l’istruttrice, alta, magra, naso aquilino, voce un po’ maschile e un sorriso a cento-due-denti. Saluta tutte le signore loro ricambiano con affetto, mi sa che si conoscono da un po’.

Poi guarda me, un po’ in disparte, ancora in piedi con un tappetino azzurro in mano e si avvicina:

‹ Ciao io sono Barbara, è la prima volta che frequenti questo corso? 

‹ Si! – e in silenzio aggiungo- non sono molto allenata …

‹ Non ti preoccupare, togliti le scarpe e fai quello che riesci, ma non fermarti mai – la regola del non fermarsi mai vale proprio ovunque – › 

Mentre mi sto togliendo le scarpe le signore parlano tra loro, una del gruppo oggi compie gli anni, ben settantuno. Parte il coro del Buon Compleanno. La guardo sembra mia sorella.

Musica. Il corso ha inizio.

Le signore attempate sono in formissima, rispetto a me sono delle contorsioniste; Ecco come tirarmi su il morale di prima mattino, seguire una lezione di Yoga con delle signore che potrebbero essere tutte mia nonna ed io in confronto sono un bradipo, non riesco a piegarmi oltre le ginocchia, mentre loro tenendo le gambe perfettamente dritte posano a terra, a fianco ai loro piedi, il palmo delle due mani e contemporaneamente sorridono, io sto facendo uno sforzo sovrumano ed ho un espressione di dolore che farebbe scappare anche il ladro con le migliori intenzioni a volere a tutti i costi il mio portafogli, che poi sarebbe vuoto…

I più lunghi quarantacinque minuti della storia del tempo finiscono.

La lezione finisce! mi sento a pezzi, le signore invece mi sorridono, nel mio viso leggono tutta la stanchezza e l’amarezza per essere un pezzo di legno.

‹ Non ti preoccupare se frequenti con costanza, tempo un mese anche tu sarai brava 

Risate e sorrisi.

‹ Ma come fa? oggi è in vacanza,  se deve lavorare non ce la fa a venire tutte le mattine, mica è in pensione come noi…

Vorrei rispondere urlando che non sono in vacanza, sono una inoccupata, mi piacerebbe tanto  essere in pensione e vorrei anche aggiungere che se supererò lo shock di questa prima lezione possiamo diventare migliori amiche, uscire insieme a prendere il te’ e biscotti tutti i pomeriggi, andare a giocare a carte nel loro circolo pensionati e fare tante altre cose, ma non dico nulla.

Continuo a sorridere guardandole ad una ad una; sono felici, sorridenti, piene di energia e magre.

Abbandono la sala due e mi fermo a fare un po’ di esercizi con gli attrezzi. Si, c’è proprio un sacco di gente, li osservo ad uno ad uno sarei proprio curiosa di sapere cosa fanno nella vita, come mai alle nove e trenta non sono piegati dietro una scrivania, vorrei avvicinarmi ad ognuno di loro per chiederglielo, ma non lo faccio.

Resto ancora un po’ a fare finta di fare esercizi mentre fantastico e finalmente la mia fantasia annuncia che per oggi sono tonica. Posso tornare a casa.

Il mio primo lunedì da fortunata inoccupata scorre lentamente. Leggo, ascolto la radio, scrivo qualcosa faccio finta di andare a fare la spesa, ma non posso comprare nulla…

Penso e ripenso a tutto le cose che posso fare in questa nuova situazione, ma resto ferma al pensiero… infondo è il primo giorno da inoccupata posso anche godermela, ma come?!

di Onemarishow 

Una Ragazza Fantastica – Atto 14 –

Standard

di Onemarishow

di Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 14  –

E’ lunedì…

Eravamo rimasti: ”Poi squilla il telefono, un sms della mia amica. Vado da lei.”

Ieri sera prima di andare a letto in vista della mia nuova vita da inoccupata mi sono liberata per sempre della malefica sveglietta e forse per punizione ora eccomi qua.

Sette in punto. Mattino. Da non crederci, sono già fuori dal letto.

Ho dormito profondamente. Questa notte niente sogni, la stanchezza era troppa per permettermi viaggi in altre vite o forse sono morta e resuscitata, perché ieri sera prima di addormentarmi per la prima volta nella vita ho provato una sensazione di cui ho spesso sentito parlare, ma non sapevo cosa fosse.

Tutto è iniziato mentre pensavo a cosa avrei fatto l’indomani, cioè oggi primo giorno senza occupazione, mentre in estasi vagliavo le rosee e fluo possibilità… la realtà ha preso il sopravvento e insieme a essa all’altezza del petto, vicino al cuore, ho sentito qualcosa che si raggomitolava su stessa, subito dopo una larga cintura mi stringeva forte il busto, il respiro è diventato faticoso e qualcosa mi impediva di muovermi.

Non saprei dire se è stato doloroso, ma se devo dirla tutta era una sensazione un po’ piacevole, come se mi stessi abbracciando molto forte da sola; ho avuto la stretta al cuore, penso si dica così. O forse è stato un pre infarto?

In ogni caso è durato molto poco, e non ho realizzato bene cosa mi stesse accadendo, o forse non volevo realizzare… ho spento la luce e mentre mi chiedevo se mi sarei mai più svegliata, Morfeo mi ha rapita.

Ovviamente mi sono svegliata, senza sveglia e prima del previsto. Ora sono le sette e cinque minuti, fuori il cielo è di un grigio perla che trattiene a fatica un sole che vuole farsi spazio e diventare protagonista della giornata. Io vorrei che iniziasse a piovere, quando piove stare chiusa in casa mi piace. Mentre le nuvole e il sole si azzuffano di prima mattina, squilla il telefono.

È un messaggio della mia amica Lara:

‹ è lunedì e a differenze di tutti noi comuni mortali tu puoi startene a letto tutto il giorno e fare quello che più ti piace, come ti invidio. Bacio divertiti! ›

Rispondo, senza pensare: ‹ già! Buona settimana. Beso 

Lara si sveglia tutte le mattine molto presto perché per prepararsi ha bisogno di tutta la notte; E’ molto bella potrebbe uscire in pigiama, ma non lo ha mai fatto, ne mai lo farà.

Tutti quelli che conosco in questi giorni mi hanno detto che sono fortunata, ho tanto tempo libero per fare quello che più desidero, in fondo l’ho sempre pensato anche io di altri che avevano tanto tempo libero e mi chiedevo perché  non lo utilizzassero per fare realmente quello che desideravano.

Oggi un po’ li capisco. Sono le sette e venti minuti, ho tutta una giornata davanti a me, nessun impegno, nessuna fretta, nessun orario da rispettare e mi sento persa non riesco neanche ad andare in bagno.

di Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 13 –

Standard
di Onemarishow

di Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 13 –

Lacrime copiose come neve
Eravamo rimasti: “Il breve percorso verso la porta di uscita mi sembra lunghissimo, i miei passi sembrano svelti e leggeri, ma non avanzo di un millimetro, in un’apparente fatica raggiungo la porta, la apro e sono fuori.”

Girato l’angolo perdo la forza e inizio a piangere, non riesco a trattenere le lacrime, non mi sforzo a fermarle. La gente, tra il curioso e preoccupato, più curioso però,  mi guarda. Non me ne curo.

Il mio incedere rallenta, le mie leggere scarpette si trasformano  in due blocchi di cemento armato, ogni passo è sempre più pesante. Sdoppiata, mi osservo mentre cammino, lo sguardo che cerca qualcosa e non trova nulla, perché non so cosa vorrei trovare.

Il corpo è sempre più pesante, tutto mi pesa, la borsa, la giacca, ho paura di cadere e mentre continuo a camminare ritorno in me e sento le lacrime che mi bagnano il viso. Non so se sto piangendo perché sono felice e perché da oggi tutto può succedere o se invece sono veramente triste, opto per un compromesso sono felice, ma delusa.

Sudo, le previsioni meteo avevano previsto neve ed in questo preciso istante sento caldo, caldissimo; mentre le lacrime scendono calme e copiose – al posto della neve – arrivo quasi a casa. Sono davanti al portone, sono stanchissima, ho la sensazione di aver scalato una montagna e invece ho camminato appena cinque minuti.

Cerco le chiavi per un bel po’ senza trovarle. Dentro la minuscola borsa le mie mani toccano vari oggetti che non riconosco, ho perso la sensibilità nelle dita. Infilo le mani, o quelle che penso essere mani, in tutte le tasche, nessuna traccia delle chiavi. Finalmente il portone si aspre, qualcuno esce, posso entrare. Salgo i cinque piani a piedi e la fatica, questa volte reale delle scale, mi fa tornare in me. Infilo la mano nella borsa e come per magia tiro fuori le chiavi di casa. Apro, entro, mi chiudo la porta alle spalle.

Mi siedo sul divano e continuo a piangere. Senza accorgermene mi addormento.

Al risveglio il viso sembra sia stato investito da un tir con rimorchio carico di metallo pesante, il segno delle lacrime andrà via, se mi va bene, tra una settimana. Il resto del corpo sembra più minuto, devo mangiare qualcosa, ma non ho fame.

Mi sento come se qualcuno mi avesse presa a botte per ore, o fossi rimasta a letto una settimana con la febbre a quaranta; Mi lavo la faccia con l’acqua fredda e senza asciugarmi mi riguardo allo specchio.

Vivo in una casa con un solo specchio, quello del bagno grandezza 59×59, fino ad oggi mi sono specchiata a metà, – come mai non mi sono mai comprata uno specchio per specchiarmi intera? Ci penso un po’, ma oggi la risposta proprio non ce l’ho. Esco dal bagno, guardo i piatti accumulati negli ultimi giorni e inizio a lavarli.

Mentre lavo sento l’acqua che mi scorre sulle mani, la sua temperatura, la sensazione della schiuma, la spugna da un lato ruvida e dall’altra morbidissima – questa spugna è come la vita un po’ morbida un po’ dura e ruvida, analizzo la consistenza dei bicchieri, irregolari e così delicati, i piatti qualcuno è un po’ sbeccato qua e là, dovrei sostituirli, le pentole, le posate e finalmente finisco e mi accorgo di stare meglio.

Per attimi molto lunghi resto in piedi a fissare il nulla. Tutto si è fermato oggi.

Poi squilla il telefono, un sms della mia amica. Vado da lei.

di Onemarishow

“Una Ragazza Fantastica” gli altri atti sono  qui

Una Ragazza Fantastica – Atto 13 –

Immagine

Una Ragazza Fantastica - Atto 13 -

Una Ragazza Fantastica – Atto 13 –
Coming soon!

I’m in a dream state… pls wait-up

Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 12 –

Standard

Una Ragazza Fantastica – Atto 12 –

Uscita di scena

Eravamo rimasti:…”“Il tempo va, l’uscita di scena – non c’è modo di dire più appropriato per il posto che sto per lasciare  – è sempre più vicina, ancora un’oretta… fiuuuuuuuuuuu”
di Onemarishow

di Onemarishow

Ancora un’ora, non ho molto altro da fare. Devo riconsegnare il cellulare che mi era stato dato in dotazione. Lo restituisco, firmo qualcosa, chiedo se mi possono pagare.

Conosco già la risposta: – la Signora deve firmare il bonifico per poter procedere con il pagamento.-

Lo sapevo. – devo pagare l’affitto e sono completamente senza soldi, entro settimana prossima mi servono – rispondo.

Nel pronunciare queste parole mi arriva un pugno allo stomaco. Potrei iniziare a piangere e non smettere più, ma non lo faccio. Abbozzo un sorriso, saluto tutti e abbandono la stanza dei numeri, sento che gli sguardi mi seguono e mi squarciano la schiena.

Percorro il lungo corridoio accompagnata dal rumore del legno. Ho la sensazione che stia perdendo l’appoggio sotto i piedi.

Arrivo al mio posto, mi sento confusa, mi guardo intorno e, come telecomandata a distanza, inizio a scrivere una mail di arrivederci, addio suona troppo patetico. Risvegliata dalla breve narcolessia, leggo la mail e mi stupisco di me stessa. Alzo lo sguardo e osservo le pareti, per la prima volta mi sembrano un po’ storte, guardo dentro i cassetti: sono completamente vuoti. Di scatto mi alzo, mi fermo, mi risiedo, non so cosa fare, mi sono persa. C’è di meglio che esplorare un posto quando ti senti persa? Mi rialzo, questa volta con l’intenzione di fare un giro di perlustrazione. Il vociare solito del luogo ora è più tenue, è il momento della pausa pranzo. Qualcuno è rimasto piegato sulla scrivania, tutti gli altri sono andati ad affogare i dispiaceri nel piacere del cibo. A buon prezzo ci sono piatti all in, dal colore e sapore indefiniti che lasciano la giusta pesantezza per un pomeriggio allout. Così, per lamentarsi di qualcosa che non è la vera causa del problema: indigestione post prandiale, per non vedere la realtà!!

Ecco perché esiste la pausa pranzo, per farti ovviare al problema reale procurandotene un altro, ma per fortuna esiste e molti la sfruttano, salutare tutti, oggi, proprio non mi andava.

Vago per un po’, poi mi imbatto nei pochi rimasti, nel salutarmi mi guardano, mi scrutano, io guardo loro e sento di non conoscerli, di non averli mai visti prima, loro continuano a guardami e non capisco cosa cercano, non capisco se vorrebbero essere al mio posto o sperano di non trovarcisi mai. Uno di loro mi dice auguri, dentro di me vuoto assoluto: – Auguri?!, oggi non è il mio compleanno e non è Natale.

Negli sguardi da radiografia c’è una sorta di speranza, una voglia, un desiderio. Forse vivono la mia situazione come una loro libertà o una voglia di libertà.

Senza dire nulla, torno alla mia postazione, seduta davanti ad uno schermo premo invio, la mail parte. Prendo la giacca, la borsa, ci siamo, ho finito! Il breve percorso verso la porta di uscita mi sembra lunghissimo, i miei passi sembrano svelti e leggeri, ma non avanzo di un millimetro, in un’apparente fatica raggiungo la porta, la apro e sono fuori.

di Onemarishow