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Una Ragazza Fantastica – Atto 13 –

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di Onemarishow

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Una Ragazza Fantastica – Atto 13 –

Lacrime copiose come neve
Eravamo rimasti: “Il breve percorso verso la porta di uscita mi sembra lunghissimo, i miei passi sembrano svelti e leggeri, ma non avanzo di un millimetro, in un’apparente fatica raggiungo la porta, la apro e sono fuori.”

Girato l’angolo perdo la forza e inizio a piangere, non riesco a trattenere le lacrime, non mi sforzo a fermarle. La gente, tra il curioso e preoccupato, più curioso però,  mi guarda. Non me ne curo.

Il mio incedere rallenta, le mie leggere scarpette si trasformano  in due blocchi di cemento armato, ogni passo è sempre più pesante. Sdoppiata, mi osservo mentre cammino, lo sguardo che cerca qualcosa e non trova nulla, perché non so cosa vorrei trovare.

Il corpo è sempre più pesante, tutto mi pesa, la borsa, la giacca, ho paura di cadere e mentre continuo a camminare ritorno in me e sento le lacrime che mi bagnano il viso. Non so se sto piangendo perché sono felice e perché da oggi tutto può succedere o se invece sono veramente triste, opto per un compromesso sono felice, ma delusa.

Sudo, le previsioni meteo avevano previsto neve ed in questo preciso istante sento caldo, caldissimo; mentre le lacrime scendono calme e copiose – al posto della neve – arrivo quasi a casa. Sono davanti al portone, sono stanchissima, ho la sensazione di aver scalato una montagna e invece ho camminato appena cinque minuti.

Cerco le chiavi per un bel po’ senza trovarle. Dentro la minuscola borsa le mie mani toccano vari oggetti che non riconosco, ho perso la sensibilità nelle dita. Infilo le mani, o quelle che penso essere mani, in tutte le tasche, nessuna traccia delle chiavi. Finalmente il portone si aspre, qualcuno esce, posso entrare. Salgo i cinque piani a piedi e la fatica, questa volte reale delle scale, mi fa tornare in me. Infilo la mano nella borsa e come per magia tiro fuori le chiavi di casa. Apro, entro, mi chiudo la porta alle spalle.

Mi siedo sul divano e continuo a piangere. Senza accorgermene mi addormento.

Al risveglio il viso sembra sia stato investito da un tir con rimorchio carico di metallo pesante, il segno delle lacrime andrà via, se mi va bene, tra una settimana. Il resto del corpo sembra più minuto, devo mangiare qualcosa, ma non ho fame.

Mi sento come se qualcuno mi avesse presa a botte per ore, o fossi rimasta a letto una settimana con la febbre a quaranta; Mi lavo la faccia con l’acqua fredda e senza asciugarmi mi riguardo allo specchio.

Vivo in una casa con un solo specchio, quello del bagno grandezza 59×59, fino ad oggi mi sono specchiata a metà, – come mai non mi sono mai comprata uno specchio per specchiarmi intera? Ci penso un po’, ma oggi la risposta proprio non ce l’ho. Esco dal bagno, guardo i piatti accumulati negli ultimi giorni e inizio a lavarli.

Mentre lavo sento l’acqua che mi scorre sulle mani, la sua temperatura, la sensazione della schiuma, la spugna da un lato ruvida e dall’altra morbidissima – questa spugna è come la vita un po’ morbida un po’ dura e ruvida, analizzo la consistenza dei bicchieri, irregolari e così delicati, i piatti qualcuno è un po’ sbeccato qua e là, dovrei sostituirli, le pentole, le posate e finalmente finisco e mi accorgo di stare meglio.

Per attimi molto lunghi resto in piedi a fissare il nulla. Tutto si è fermato oggi.

Poi squilla il telefono, un sms della mia amica. Vado da lei.

di Onemarishow

“Una Ragazza Fantastica” gli altri atti sono  qui