Archivi categoria: Libro in Atti – Una Ragazza Fantastica

Una Ragazza Fantastica è un racconto fantastico che parte dalla realtà, da una storia vera.
Un libro in atti.
di Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 13 –

Immagine

Una Ragazza Fantastica - Atto 13 -

Una Ragazza Fantastica – Atto 13 –
Coming soon!

I’m in a dream state… pls wait-up

Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 12 –

Standard

Una Ragazza Fantastica – Atto 12 –

Uscita di scena

Eravamo rimasti:…”“Il tempo va, l’uscita di scena – non c’è modo di dire più appropriato per il posto che sto per lasciare  – è sempre più vicina, ancora un’oretta… fiuuuuuuuuuuu”
di Onemarishow

di Onemarishow

Ancora un’ora, non ho molto altro da fare. Devo riconsegnare il cellulare che mi era stato dato in dotazione. Lo restituisco, firmo qualcosa, chiedo se mi possono pagare.

Conosco già la risposta: – la Signora deve firmare il bonifico per poter procedere con il pagamento.-

Lo sapevo. – devo pagare l’affitto e sono completamente senza soldi, entro settimana prossima mi servono – rispondo.

Nel pronunciare queste parole mi arriva un pugno allo stomaco. Potrei iniziare a piangere e non smettere più, ma non lo faccio. Abbozzo un sorriso, saluto tutti e abbandono la stanza dei numeri, sento che gli sguardi mi seguono e mi squarciano la schiena.

Percorro il lungo corridoio accompagnata dal rumore del legno. Ho la sensazione che stia perdendo l’appoggio sotto i piedi.

Arrivo al mio posto, mi sento confusa, mi guardo intorno e, come telecomandata a distanza, inizio a scrivere una mail di arrivederci, addio suona troppo patetico. Risvegliata dalla breve narcolessia, leggo la mail e mi stupisco di me stessa. Alzo lo sguardo e osservo le pareti, per la prima volta mi sembrano un po’ storte, guardo dentro i cassetti: sono completamente vuoti. Di scatto mi alzo, mi fermo, mi risiedo, non so cosa fare, mi sono persa. C’è di meglio che esplorare un posto quando ti senti persa? Mi rialzo, questa volta con l’intenzione di fare un giro di perlustrazione. Il vociare solito del luogo ora è più tenue, è il momento della pausa pranzo. Qualcuno è rimasto piegato sulla scrivania, tutti gli altri sono andati ad affogare i dispiaceri nel piacere del cibo. A buon prezzo ci sono piatti all in, dal colore e sapore indefiniti che lasciano la giusta pesantezza per un pomeriggio allout. Così, per lamentarsi di qualcosa che non è la vera causa del problema: indigestione post prandiale, per non vedere la realtà!!

Ecco perché esiste la pausa pranzo, per farti ovviare al problema reale procurandotene un altro, ma per fortuna esiste e molti la sfruttano, salutare tutti, oggi, proprio non mi andava.

Vago per un po’, poi mi imbatto nei pochi rimasti, nel salutarmi mi guardano, mi scrutano, io guardo loro e sento di non conoscerli, di non averli mai visti prima, loro continuano a guardami e non capisco cosa cercano, non capisco se vorrebbero essere al mio posto o sperano di non trovarcisi mai. Uno di loro mi dice auguri, dentro di me vuoto assoluto: – Auguri?!, oggi non è il mio compleanno e non è Natale.

Negli sguardi da radiografia c’è una sorta di speranza, una voglia, un desiderio. Forse vivono la mia situazione come una loro libertà o una voglia di libertà.

Senza dire nulla, torno alla mia postazione, seduta davanti ad uno schermo premo invio, la mail parte. Prendo la giacca, la borsa, ci siamo, ho finito! Il breve percorso verso la porta di uscita mi sembra lunghissimo, i miei passi sembrano svelti e leggeri, ma non avanzo di un millimetro, in un’apparente fatica raggiungo la porta, la apro e sono fuori.

di Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 11 –

Standard

Una Ragazza Fantastica – Atto 11 –

Giorno Fatidico

Eravamo rimasti:…”una fetta di torta alle mele, sembra fatta in casa  e forse lo è.”

di Onemarishow  Seduta ad un tavolino che si      affaccia alla vetrata del locale inizio a mangiare la torta. Osservo la strada ed il via vai di passanti frettolosi e con lo sguardo basso, chissà cosa cercano.

Svogliatamente sfoglio il giornale senza riuscire a leggere nulla. Attorno a me altre persone sorridenti consumano la loro colazione, chiacchierano, scrivono messaggi sui loro telefoni, raccontano del film di ieri sera, degli appuntamenti della giornata, di politica e di nulla. In questi momenti vorrei essere sorda, per non sentirli, non respirano pur di parlare per non dire…

Di cosa si dovrebbe parlare quando si parla, non lo so, ma so che non si può parlare senza comunicare qualcosa. Non si deve parlare per riempire il silenzioso imbarazzo che si crea quando si sta insieme ad una persona, una persona qualsiasi; si dovrebbe ascoltare quel silenzio imbarazzante; ma come si fa?

La torta è proprio buona, mastico lentamente gustando i pezzetti di mela all’interno, la pasta è morbida e non molto dolce. Finalmente arriva anche il caffè, forse ora mi sveglierò del tutto e mi renderò conto di essere stata in un sogno. La torta finisce, ne mangerei altre mille di fette, ma non lo faccio, un po’ per non ingrassare e un po’ perché una fetta di torta costa veramente tanto, per essere una fetta di torta.

Bevo il caffè, e mi convinco del tutto che non sono in un sogno, ma nella vita reale.

Mi alzo e pago, do un’occhiata al posto dove ero seduta per accertarmi di non aver dimenticato nulla, oggi potrei dimenticare di tutto, me compresa, ovunque; accertata di non aver lasciato pezzi in giro esco.

Sono appena le nove del mattino e penso di essermi vestita troppo… la temperatura non è adeguata alla stagione; Indosso i pantaloni larghissimi e neri, una camicia a quadri rosa scuro e bluette, una maglia di lana nera con i bottoni bianchi e la giacca di lana a quadretti, le scarpe sono rosse e i calzini, gli unici puliti che sono riuscita a trovare questa mattina, sono a righe oro e verde, non ho con me la solita borsa, ma una più piccola, la borsa del medico di condotta perché è quadrata.

Cammino e guardo la mia immagine riflessa sulle vetrine, sul mio viso si vede benissimo che è stata una lunga notte, ma un po’ di trucco ha fatto il suo modesto dovere, nonostante tutto.

Arrivo. Le prime due ore sono sola, il venerdì arrivano tutti più tardi. Decido di mettere ordine nei cassetti, butto via un sacco di cartacce, poi metto ordine nel computer, elimino documenti e cartelle inutili, lascio l’essenziale per chi dovesse arrivare dopo di me… Vivo ogni azione che compio, ogni movimento, e anche se penso di non star pensando dentro me si sta muovendo un mondo.

Per alcuni momenti ogni cosa sembra immobile. Faccio una pausa caffè, segue più tardi una pausa sigaretta, e man mano che passano le ore mi sento sempre più una intrusa, mi sento in un posto non mio: fuori posto.

Gli spazi silenziosi di qualche ora fa, hanno lasciato spazio al caos. La stanchezza di una lunga settimana traspare sul viso di ognuno. Senza voglia sorrido, saluto, ma rispetto alle prime ore del mattino ora sto facendo tutto in modo automatico.

Il tempo va, l’uscita di scena – non c’è modo di dire più appropriato per il posto che sto per lasciare  – si avvicina, ancora un’oretta… fiuuuuuuuuuuu

di Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 10 –

Standard
di Onemarishow

di Onemarishow

UNA RAGAZZA FANTASTICA – ATTO 10 

I sogni

Eravamo rimasti: “Forse sarebbe il caso almeno di dormire. Si dormire.”

Oggi è venerdì mattina. Giorno fatidico.

Nelle ultime due notti il mio sogno ricorrente è diventato un colossal da Oscar dei Sogni; potrebbe essere interessante un Premio Oscar per i sogni… vincerei tutto, miglior sogno – anche i film horror possono vincere il premio come miglior film no?, miglior sognatrice protagonista, ovviamente io, insomma miglior tutto e l’Oscar è mio!

Dicevo, il mio sogno ricorrente si è arricchito di nuovi personaggi, di nuovi elementi, alcuni per niente piacevoli a pensarci quando son desta, nel sogno non mi fanno alcun effetto, vivo  tutto come se fosse la cosa più normale che esista.

I sogni, un mondo parallelo, a volte mi chiedo se esiste realmente questo mondo che si vive mentre si dorme, se appena chiudo gli occhi vengo trasportata in una seconda vita dove finalmente tutto può succedere, dove le cose peggiori non fanno male e non lasciano ferite, dove tutto cambia molto velocemente;

Nei sogni la cosa che più mi affascina è il tempo, perché non c’è, posso vagare nel passato, nel futuro, tornare nel presente, dilatare il tempo che sto vivendo, posso rivivere momenti e modificarli a mio piacimento, rivedere persone che pensavo andate via per sempre e parlarci, passeggiare…

Far l’amore con dei perfetti sconosciuti senza il minimo imbarazzo, vedere le peggio cose o addirittura farle, senza che nulla si smuova dentro di me; volare e poi cadere senza farmi male;

una su tutte:  mangiare all’infinito e non ingrassare di un grammo;

Al risveglio si resta un po’ storditi… vorresti capire il messaggio, perché dietro ad un sogno c’è sempre un messaggio…

Cenerentola cantava “I sogni son desideri di felicità. Nel sonno non hai pensieri Ti esprimi con sincerità” povera Cenerentola…. perseguitata anche nei sogni…

Ancora un po’ stonata esco dal letto e penso alla lunga giornata che mi aspetta.E’ stata una notte lunga, continui risvegli, il raffreddore, il sogno e con l’alba è arrivato anche il rumore della strada, auto in movimento, grida di persone che svegli all’alba hanno già l’energia di un leone, risate.

Il mercato del venerdì mattina prende vita. Immobile nel letto senza riuscire a dormire resto in ascolto dei rumori melodici di una strada in pieno fermento fino al suono della sveglia.

I saluti, le ultime cose da chiudere e alcune cose personali da prendere per riportarle a casa,  quest’ultimo pensiero mi fa sorridere mi immagino come nei film americani, a fine giornata me ne vado con una scotola di cartone sotto il braccio…

Il sorriso svanisce velocemente. In orario perfetto mi dirigo a destinazione, prima però mi fermo a fare colazione.

Oggi si cambia, scelgo di non andare nel solito bar sotto casa, non ho voglia di salutare la signora dagli occhi strani, ne di vedere le solite facce. Entro in un bar a me sconosciuto e per consolarmi anziché prendere una normale brioche scelgo una fetta di torta alle mele, sembra fatta in casa  e forse lo è.

di Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 9 –

Standard
di Onemarishow

di Onemarishow

Una Ragazza Fantastica – Atto 9 –

Che Fare?

Eravamo rimasti: “…e così in men che non si dica per oggi il mio compito qui è finito!”

Fuori fa caldo, sembra quasi estate, che strano l’inverno… Cammino verso casa pensando a cosa mangiare, lo stomaco è chiuso, in mente i pensieri galoppano come se fossero su una vasta prateria senza confini, una prateria desolante e brulla e poi  verde e fiorita, un susseguirsi di come e cosa farò, non mi do pace; Sono a casa, non mangio non ho fame.

Accendo il computer. Preparo un caffè, esco in veranda osservo le piante ed il silenzio, ri-penso, cosa potrei fare nel mio prossimo futuro con molto tempo libero a disposizione; tante cose, tante passioni, ma il pensiero mi rende immobile. Caffè pronto, lo sorseggio cercando di concentrarmi sul sapore, e mi rendo conto che ha uno strano sapore, non è così buono come ho creduto sino ad ora.

Che invenzione il caffè,  a farne a meno sono in pochi, chi non ha mai bevuto un caffè “vergine” o in una delle sue mille declinazioni; io lo preferisco caldo, non bollente, se lo bevo a casa non uso lo zucchero, se lo bevo al bar rigorosamente zuccherato con lo zucchero di canna, di pomeriggio solo macchiato e la sera solo decaffeinato.

Ecco che per distrarre i miei pensieri decido di elencare tutti i diversi modi di bere il caffè: nero e bollente, freddo, in tazza grande, in tazza piccola, in vetro, con zucchero, amaro, con zucchero grezzo, con zucchero diet, macchiato freddo, macchiato caldo, con cannella, corto, lungo, americano, caffè schiumato, shekerato, Irish Coffee, caffè turco, ristretto, con ghiaccio, caffè frappè, caffè corretto con ogni varietà di liquore – dipende in quale località ti trovi, marocchino, e poi aromatizzati al ginseng, nocciola, espresso, espressino…

Il tempo passa e il gioco di elencare i diversi tipi di caffè si esaurisce da sé e comunque devo interrompere e prepararmi per la lezione di questa sera.  Cercare delle musiche, ecco cosa devo fare, ma non so proprio dove partire, ho delle idee, un elenco, inizio ad ascoltare, man mano che le ascolto non mi soddisfano mi rendo conto che non possono funzionare, ci vuole qualcosa di più ritmato più vivo, ma l’umore di oggi non aiuta…

E’ ora di andare.

La lezione scorre, non tutti sono presenti e non tutti i presenti sono presenti e preparati, questo rallenta il lavoro, rende difficile andare avanti e mi rende nervosa. Mantengo la calma, chiedo però più impegno nel rispetto di chi è preparato, non so cosa pensano, ma poco importa.

È mezzanotte meno tre minuti, sono a casa da un po’. E’ tutto molto silenzioso, non ho mangiato, il mio stomaco sembra chiuso, e mi sento già più magra… “magra consolazione” penso. Forse sarebbe il caso almeno di dormire. Si dormire.

 di Onemarishow